In un contesto tale, Babetto si presenta anche come depositario delle conoscenze maturate nell'Officina di Vienna, fondata nel 1902 da Josef Hoffman e Kolo Moser, e di certe esperienze del Bauhaus. II suo interesse per le opere pionieristiche del Palladio e particolarmente per gli affreschi di Jacopo Pontormo (1494-1556) si riflette non solo nel rapporto con lo spazio e nei principi su cui si basa la creazione dei suoi oggetti, simbolo di chiarezza ed obbedienti ad un preciso atteggiamento, ma anche nell'impulso, esauritosi molti anni fa, di reagire ad oggetti e figure precise presenti nelle opere del Pontormo, conformemente a citazioni postmoderne e parafrasi molto personali.
Se oggi il gioiello viene compreso e relativizzato, da chi lo indossa con intelligenza, come affascinante oggetto di una difficile contesa, il merito va anche a Giampaolo Babetto. II suo excursus intellettuale e le sue opere producono, sulla base delle polarità descritte, una simbiosi sensibile, talvolta minimalistica, attenta ai materiali impiegati, all'interno di un rapporto di tensione e confronto tra estetica mutevole e filosofia pragmatica.






























 
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