Rosa M.Martìn i Ros
Giampaolo Babetto, l'avanguardia orafa
Tratto da "Giampaolo Babetto Ritratti",
edito da "Aurum / Autohaas"





Nella primavera del 1995 Giampaolo Babetto esporrà al Museu Textil i d'Indumentària di Barcellona.
Per la prima volta il Museo ospiterà un artista orafo d'avanguardia; accanto alla collezione del museo di gioielli del XVIII secolo, allora, si potrà ammirare un'opera orafa totalmente diversa che, pur contraddistinta dal suo avanguardismo, sa recuperare nella realizzazione le tradizioni artigianali che ormai, al giorno d'oggi, l'industria orafa impiega a stento.
L'opera di Giampaolo Babetto è totale e completa a partire dal disegno sino alla realizzazione di ciascun pezzo. L'artista realizza il proprio bozzetto, lo riporta sulla materia che si trasforma nelle sue mani sino a giungere al pezzo progettato.
A volte il processo per ottenere l'obiettivo desiderato è lungo e la capacità di concentrazione deve essere grande affinché non sia la materia a dominare il creatore e a portarlo a realizzare qualcosa di diverso dal suo progetto iniziale. La volontà di trasformare un bozzetto in gioiello deve dominare la materia sino a convertirla nell'opera pensata.
Ogni pezzo che esce dalle mani di Babetto è da lui eseguito dall'inizio alla fine, per questo conosce le tecniche artigianali dalle quali ottiene risultati che si distinguono nettamente da quelli convenzionali.
Il materiale che preferisce è l'oro e confessa di sentirsene affascinato. Lui stesso realizza la lega di metallo e la lavora sino a conferirle la forma e la lucentezza desiderate. Negli anni Ottanta Babetto ha iniziato ad usare assieme all'oro anche alpacca e rame.
Il rame, ossidato secondo i procedimenti tradizionali dell'oreficeria e della scultura, offre quelle colorazioni verdastre che possono essere applicate nei punti desiderati del gioiello.
Babetto impiega anche materiali non metallici come l'ebano che ha usato soprattutto negli anni Settanta, e le resine sintetiche, usate in un periodo posteriore, che consentono di ottenere colori fondamentali puri come il rosso, il nero e il bianco e l'azzurro cobalto che entra nella sua produzione alla fine degli anni Ottanta. Sia l'ebano che le resine sintetiche pur conferendo colore al gioiello non vincolano la lucentezza del materiale principale, l'oro, tanto importante per l'artista.
L'opera di Babetto è, prima di tutto, armonia e bellezza formale che l'autore ottiene con una astrazione mentale molto elaborata. Egli infatti parte da un principio matematico basandosi su geometria e proporzioni numeriche, in tal modo le dimensioni di ciascun pezzo corrispondono numericamente tra loro, senza lasciar nulla al caso che potrebbe distruggere la bellezza e la perfezione dell'opera finale.
Le sue fonti d'ispirazione sono la natura, vista al microscopio, e l'architettura con le sue proporzioni. Proprio per questa ricerca delle proporzioni e dell'armonia si deduce come l'opera di Palladio, geograficamente vicina all'artista che vive in Veneto, possa essere una fonte di ispirazione astratta e non formale. Per Babetto i suoi gioielli sono, all'interno, spazi architettonici vuoti e, all'esterno, spazi scultorici con un volume. In questo concetto appare evidente l'importanza dell'astrazione architettonica e della concrezione microscopica della natura nella sua opera.
Nella sua produzione sempre geometrica, ha avuto una sola fonte di ispirazione figurativa, all'inizio degli anni Novanta: gli affreschi della Certosa di Galluzzo dipinti dal Pontormo (Jacopo Carrucci, 1494-1556).
Ciò che realmente interessa l'artista in questi affreschi è l'armonia che possiedono i dipinti nel loro insieme, quell'armonia che egli ricerca in tutta la sua opera.
La sua ispirazione non è tratta dalle scene principali, ma dai personaggi secondari della rappresentazione, la figura di un angelo ad esempio, che Babetto reinterpreta conferendo loro una forma geometrica nell'oro. A volte si tratta solo del braccio di una figura femminile che egli trasforma in un fermaglio dando una reinterpretazione nell'oro della piegatura della manica; altre volte invece le foglie di un ramo sono ispirazione per un anello.
Babetto non considera i suoi gioielli come opere statiche, egli li forgia perché vengano indossati, solo così questi pezzi, costruiti dal primo abbozzo sino alla forma finale, assumono la loro vera dimensione. La reale essenza dei gioielli di Babetto, tuttavia, la si può cogliere non solo indossandoli, ma anche considerandoli staticamente nel contesto astratto dell'opera d'arte, come si potrà constatare molto presto al Museu Textil i d'Indumentària.


Peter Baum
Tratto da "Giampaolo Babetto Ritratti",
edito da "Aurum / Autohaas"





Anche il ritenere un fenomeno come quello della creazione di un gioiello in un rapporto di correlazione e confronto rispetto alle altre discipline dell'arte figurativa, rispecchia ciò che noi oggi intendiamo per arte e cultura. Nelle circostanze concrete, attinenti alla problematica che dobbiamo affrontare, non avrebbe senso fare una distinzione, basata su criteri ortodossi, tra arte applicata ed arte liberale. Ciò che conta è solo ed esclusivamente la qualità della trasposizione artistica, l'adeguatezza dei materiali utilizzati, il rapporto di tensione formale e quegli aspetti innovativi legati alla creazione autonoma, i quali conferiscono ad una particolare opera il fluido, l'originalità e ciò che si continua ancora a descrivere usando il termine un po' antiquato di "aura". Il carattere altamente estetico che il designer di gioielli italiano Giampaolo Babetto conferisce alle sue creazioni, dalle dimensioni compatte e di piccolo formato, si basa sull'impiego riduttivo di forme geometriche elementari e su un rapporto con il materiale e la proporzione (tridimensionale) improntato sulle cognizioni relative allo spazio e alla architettura. Babetto forma il gioiello basandosi su una concezione creativa globale. Nei suoi numerosi disegni il designer padovano crea e sviluppa le idee ed i progetti per la realizzazione di oggetti semplici ma eleganti. Nella loro logicità e nel rigore delle loro forme essi escludono ogni possibilità di fungere da decorazione o di servire come semplice svago.
Per Babetto è importante l'interazione omogenea tra l'interno e l'esterno, la presenza dell'oro lavorato, a cui l'artista, facendone un uso moderato, conferisce un effetto discreto. Questo materiale, difficile e gravoso da lavorare, ma nel contempo anche nobile e seducente (in combinazione con l'ebano, il pigmento e la resina sintetica), diventa tanto più intenso, ed in certa misura più vivo, quanto più la lavorazione austera e rigorosa lo trasforma in forme semplici e nette. Se le qualità dell'oro, come nel caso di Babetto, esprimono soprattutto interiorità, manifestando invece, nel confronto concreto con l'esterno, i concetti di peso e densità, allora si assiste alla nascita di un dialogo, insito nell'opera stessa, che trascende l'aspetto dialettico del materiale, il quale porta alla luce tutti gli aspetti dell'attività creativa, manifestandola come pietra di paragone per riconoscere atti razionali ed emozionali anche rinunciando a possibilità del tutto particolari e non sfruttate. La retrospettiva sulle creazioni di Babetto, allestita nel Museum für Konkrete Kunst di Ingolstadt, nella Neue Glerie der Stadt di Linz (Museo Wolfgang Gurlitt) e nel Museu Textil i d'Indumentària di Barcellona, presenta un artista indipendente, di fama internazionale ed al passo con i tempi, il quale possiede un rapporto sereno con la tradizione. (segue >>)
< @ >