Peter Nickl
Il linguaggio delle forme
Intervista tratta da "Gioielli di cultura",
edito da "Gli Ori".





PN Giampaolo Babetto, la prima volta che si visita la tua casa si è catturati dal linguaggio delle forme che sembra ispirare tutto. L'arredamento, i mobili, le posate, i tuoi gioielli nel laboratorio: tutto si compone in un'unità.

GB È più che comprensibile. Alla base di tutto c'è un linguaggio delle forme. Gli oggetti che mi circondano li scelgo secondo gli stessi criteri formali validi anche per i miei gioielli. È proprio questo a trasmettere l'impressione di un'unità formale.

PN In questa tua casa hai apportato migliorie e modifiche. Anche molti dettagli portano la tua impronta...

GB Sì, è vero. Ho apportato molte modifiche, senza però aver mai manomesso le strutture architettoniche originali. In fondo la casa è rimasta così com'era quando la comprai. Mi ci trovo davvero a mio agio.

PN Certo, la casa e il laboratorio sono una cosa, ma della casa fanno parte integrante anche il giardino e gli ulivi...

GB Sì, gli ulivi in un certo senso fanno parte della mia vita. Per me hanno qualcosa di molto vitale, di primigenio, quasi di arcaico. Gli ulivi sono una mia passione. Per me produrre olio è semplicemente un grande piacere. Quando sono in giro per l'Italia assaggio e compro i più diversi tipi di olio come altre persone magari farebbero con il vino. L'Italia in questo senso è una terra ricchissima.

PN Hai parlato dell'architettura della tua casa, delle sue strutture di base. Hai un grande amore per l'architettura in genere. In che misura rappresenta per te anche una fonte di ispirazione?

GB Amo l'architettura ed è anche una delle mie principali fonti di ispirazione. Fra gli architetti del XX secolo ammiro particolarmente Mies van der Rohe e Louis Barragan. Fra i contemporanei la mia predilezione va a Norman Foster e a Massimiliano Fuksas.
Difficile dire da dove derivino le forti affinità con questi architetti.

PN Hai studiato all'Istituto d'Arte "Pietro Selvatico" di Padova, all'inizio, se non sbaglio, perfino architettura.

GB Non solo vi ho studiato ma vi ho pure insegnato per quattrodici anni. Un tempo era una scuola molto interessante. Negli anni Sessanta i corsi di argenteria erano tenuti da Mario Pinton. Le discipline erano smalto e arte del cesello e dello sbalzo.
Pinton fu il mio insegnante ed ebbe un'influenza determinante sulla mia formazione. A quei tempi c'era anche tutta una serie di altri docenti bravissimi che insegnavano materie come disegno o plastica, per esempio. Nel 1969, quando Pinton divenne preside della scuola, assunsi io la direzione della sua classe che poi ho tenuto fino al 1983.

PN Proprio allora fosti chiamato a ricoprire la cattedra della Fachhoschule, l'Istituto universitario ad indirizzo professionale, di Düsseldorf quale successore del professor Friedrich Becker.
Fu lui a chiamarti a Düsseldorf?
GB Conoscevo il professor Becker. C'eravamo già incontrati diverse volte prima in occasione di mostre. Ma non era stato Friedrich Becker, bensì il professor Hermman Jünger a fare il mio nome a mia totale insaputa. Per me allora fu un'enorme sorpresa e naturalmente anche un grande onore. Oltretutto a Düsseldorf mi sono trovato molto bene. L'insegnamento mi piaceva molto e trovavo anche molto stimolante sviluppare un contatto con gli studenti in una lingua straniera. Mi dispiacque molto quando dovetti lasciare Düsseldorf.

PN Mi ricordo bene. Per noi allora fu un piccolo choc. Molti avevano riposto in te delle grandi speranze quale successore del professor Becker. Ti dedichi ancora oggi all'insegnamento?

GB Sì, insegno presso una scuola di arte orafa di Firenze dal nome misterioso: Alchimia. Spero che questa scuola possa acquisire ancora maggiore importanza non ultimo per il suo buon programma didattico.

PN Ci sono molte gallerie a Padova, ora come prima anche delle ottime gallerie di arte orafa. Si può dire che Padova rappresenta ancora oggi in Italia il centro principale per l'arte contemporanea del gioiello?

GB Indubbiamente Padova è stata a lungo un centro per l'arte orafa contemporanea. Questa eredità è ancora viva e si evidenzia nel fatto che ancora oggi esiste tutta una serie di interessanti gallerie e soprattutto nel fatto che qui vivono molti orafi ben conosciuti.

PN Torniamo al tuo percorso di formazione. Dopo l'Istituto d'Arte "Pietro Selvatico" hai continuato a studiare.

GB Sì, ho studiato per altri due anni all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Ero iscritto al corso di scultura del maestro Alberto Viani. Nel 1968 però l'Accademia venne occupata dagli studenti con la conseguenza che, di fatto, rimase chiusa per due anni. Per me allora fu un duro colpo. Col senno di poi posso dire che non fu poi così male perché proprio allora iniziai a lavorare l'oro e a creare i miei primi gioielli. A onor del vero non furono ovviamente i primi perché i primissimi gioielli li avevo già creati ai tempi della scuola rielaborando dei vecchi gioielli di mia madre. In genere non si accorgeva se le portavo via i suoi gioielli. Quando invece gliene riportavo uno nuovo restava interdetta e pensava che fossi completamente impazzito.

PN Hai avuto una madre molto comprensiva...

GB No, molto comprensiva non lo era e mi sgridava anche, ma in fondo non era mai così grave. Era soprattutto mio padre a mostrarsi comprensivo. Quando mia madre gridava a mio padre: "Lorenzo, la mia spilla con i coralli e le perle è scomparsa un'altra volta", mio padre mi strizzava l'occhio e diceva solamente: "Ma lascialo fare, è un ragazzo..."

PN C'era una qualche tradizione artigianale nella tua famiglia?

GB No, ma penso che possediamo tutti del talento nel realizzare delle cose manualmente.

PN Anche cucinare fa parte di queste doti? Sei un cuoco brillante.

GB Non sono un vero cuoco, anche se mi piace cucinare. Mi rilassa molto servire una bella cena agli amici e chiudere così in leggerezza la giornata davanti a una buona bottiglia di vino. (segue >>)
< @ >