Negli anni Novanta l'artista prosegue e amplia la sua ricerca sulle progressioni matematiche, le alterazioni prospettiche, il colore, la germinazione anomala dei piani, e sperimenta anche l'uso di superifici di metacrilato, di nuovo solo azzurre o rosse. Le composizioni propongono aggregazioni di gusto costruttivista, con inserimenti colorati leggeri e trasparenti, a rendere ancora più aerea e dinamica la visione dell'oro.


Dorothea Baumer
Giampaolo Babetto
Tratto da "Gioielli di cultura", edito da "Gli Ori"




Nei gioielli di Giampaolo Babetto si integrano bellezza e precisione. Le sue forme rigorose si stagliano nello spazio come piccole sculture: dadi d'oro, piramidi, ellissi. Nessun ornamento ne altera la chiarezza e l'eleganza. La luce e il colore ne fanno vibrare le superfici. Il processo creativo di Babetto è altrettanto radicale nella sua concezione artistica che tradizionale nella sua realizzazione artigianale e testimonia di un dichiarato amore per la geometria. In effetti la fonte principale di ispirazione dell'artista è sempre stata l'architettura. In una prima fase infatti egli si era dedicato a studi di architettura, per poi indirizzarsi alla lavorazione dei metalli. Da una profonda affinità verso le forme geometriche, in particolar modo per la tradizione costruttivista, per la misura, la proporzione e i numeri ha sviluppato il suo vocabolario artistico acquisendo ben presto una straordinaria fama nell'ambito della scena orafa europea. Le forme di Babetto sono allo stesso tempo semplici e ricche di sorprese sintattiche. I suoi progetti sembrano scaturire da una precisa conoscenza delle forme, sono incuranti delle idee effimere e delle improvvisazioni a effetto. Essi posseggono un'assoluta eleganza stilistica, sicurezza di sé e rifuggono da qualsiasi tentazione di artificiosità. Babetto si affida alla sua mano leggera grazie anche alla sua sovrana sicurezza. Con raffinatezza estetica gioca con la spazialità e con la distorsione prospettica, nelle sue creazioni perfettamente elaborate mette in scena tensioni costruttive, tematizzando movimento e dinamismo.I gioielli di Babetto sono delle bellezze basate su relazioni che si irradiano sensualmente all'esterno - come se questo fosse il loro vero e proprio atto creativo artistico - sviluppandosi da una penetrazione plastica dell'interno. In essi è attribuita parimenti grande importanza alle forme negative come a quelle positive. Chi vede per la prima volta i suoi anelli, le sue collane o i suoi bracciali resta a lungo catturato dalla incomparabile qualità con la quale Babetto porta a fioritura l'oro, il suo materiale prediletto. Alla chiarezza delle forme corrisponde una elaborazione quasi pittorica delle superfici. Non nel senso di ornamento, bensì come accentuazione della figurazione geometrica. Babetto sviluppa le forme dei suoi gioielli muovendo sempre dal materiale e dalla seduzione che esso esercita sull'occhio grazie al tenero caldo fulgore dell'oro, alla durezza dell'oro bianco - lavorato a dispetto della sua resistenza -, al misterioso nero del niello e al fuoco dei pigmenti rossi e blu. Con la naturalezza propria di pochi artisti Babetto si riallaccia alla tradizione della storia dell'arte. Gesti aggressivi gli sono estranei. Babetto non distrugge le forme, le traspone semmai in nuovi contesti inusuali, attribuendo loro in questo modo una convincente attualità.
Si avverte l'intensità che concilia in essi quello che apparentemente è inconciliabile, che sospinge a un punto estremo la tensione generatasi dall'interno e dall'esterno, muovendo di pari passo da un'immagine esteriore massiccia e da una forma interiore di estrema essenzialità. Insomma, se non erro, questa è la tensione che l'artista cerca in ognuna delle sue figure. Ed è proprio questa l'eccitante tensione che si comunica a chi indossa i suoi gioielli.
Nei più recenti lavori "decostruttivisti" di Babetto in materiale sintetico si fanno largo una nuova trasparenza e un nuovo cromatismo. Una promessa stimolante per il futuro. Una festa della leggerezza messa in scena già da oggi con rara sicurezza e signorilità.


Angelo Formichella
Ecco i miei gioielli
Tratto da "Gioielli di cultura", edito da "Gli Ori"




"Ecco i miei gioielli" disse Cornelia Gracco, consacrata all'educazione dei figli, mostrando i suoi piccoli ad una matrona che ostentava le sue pietre preziose. Con lo stesso tono che riassume dedizione e vita Giampaolo Babetto potrebbe dire "ecco i miei figli".
Il lavoro di Babetto è infatti scevro da ogni tentazione di appariscenza e di frivolo ottenimento di consenso e contiene tutti i segni di una costruzione paziente e vera, la stessa appunto che un genitore dedica alle proprie creature.
Il suo lavoro, seppur nella particolarità del piccolo formato, si colloca a pieno diritto fra i lavori d'arte fugando fin dalla prima analisi ogni possibilità di essere interpretato come ornamento o sofisticato artigianato. A conforto della capacità di Babetto di sapersi chiamare fuori da un ambito ristretto e contaminato (le arti minori?) meritano di essere citate le seguenti parole di Adolf Loos: "si tenga conto del fatto che materiale prezioso ed esecuzione accurata non solo bilanciano l'assenza di ornamenti, ma quanto ad eleganza la superano ampiamente. La forma e l'ornamento sono il risultato dell'inconscia opera comune degli uomini che appartengono ad un certo cerchio di civiltà. Tutto il resto è arte." Le recenti riflessioni che le opere di Giampaolo Babetto hanno dedicato al Pontormo hanno reso pertinente una loro esposizione nelle Scuderie Medicee di Poggio a Caiano. La memoria artistica e storica di questi luoghi viene così proposta come espressione del tempo presente, consentendone il perdurare e preservandone la sapienza.


Lara - Vinca Masini
Gioielli di cultura
Tratto da "Gioielli di cultura", edito da "Gli Ori"




Si sa quanto sia noto, credo quasi in tutto il mondo, il nome di Giampaolo Babetto come creatore di gioielli che dialogano col concetto di spazio, pur rimanendo sempre e comunque espressione legata al gioiello, senza che il gioiello si trasformi, come spesso accade in molti tra quelli creati dagli architetti, in progetto architettonico in scala (del resto accade la stessa cosa per molti dei cosiddetti "gioielli d'artista", spesso piccole opere che si riportano al quadro o alla scultura). (segue >>)
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